Dante dice di essere stato nell'Empireo, dove maggiormente
rifulge la gloria di Dio, e di aver visto cose che non sa, né può ridire,
perché l'intelletto, appressandosi a Dio, vi s'immerge tanto che la memoria non
lo può seguire. Pertanto dirà solo quel poco che ricorda.
All'ardua materia del suo canto non sono più sufficienti le
Muse, invoca quindi il loro duce, Apollo, perché l'aiuti a compiere opera tale,
che 424g63e gli meriti la corona di alloro.
Il sole, che si trovava nella costellazione dell'Ariete, nel
Purgatorio risplendeva in pieno mezzogiorno e Dante, vedendo Beatrice intenta
a fissare l'astro, la imita, e dopo un po' gli sembrò che il cielo fosse adorno d'un altro sole.
Fissa allora i suoi occhi in quelli di Beatrice, e si sente subito trasumanare,
quasi come Glauco che gustando una certa erba si sentì trasformare in dio
marino. Ascolta poi l'armonia delle sfere celesti e gli sembra di trovarsi in
un lago di fuoco. Beatrice s'accorge del suo desiderio di conoscere la ragione
di quel suono e di quella luce e gli dice: "Tu non ti trovi più in terra,
ma stai salendo verso il cielo con la velocità della folgore". A questo
punto Dante viene preso da un nuovo dubbio: come può egli, corpo pesante,
attraversare corpi leggeri, quali l'aria e il fuoco?
Beatrice spiega: Nell'ordine mirabile, che Iddio ha dato
all'universo, tutte le cose create sono disposte rispetto al loro ultimo fine
in condizione diversa, essendo alcune più, altre meno vicine a Dio, e si
muovono ai loro fini secondo l'istinto, che le guida. In grazia di questo
istinto il fuoco tende in alto, gli animali bruti agiscono, la terra occupa il
centro del mondo e gli Angeli e gli uomini si sentono attratti dal loro
istinto. L'anima umana tende quindi all'Empireo, sede di Dio e solo per il
libero arbitrio può dirigersi al male, confuso però come bene. Ora Dante è
purificato, libero da ogni colpa, nessuna meraviglia che salga al cielo,
meraviglia sarebbe il contrario.
Detto ciò Beatrice "rivolse inver lo cielo il
viso".